Certa gente… appendice al romanticismo.

10 Luglio 2009 1 commento

Certa gente ti entra nel cuore, lo fa, senza rendersene conto, silenziosamente, gentilmente.
Certa gente ha una forza ed una determinazione che non tutti riescono a percepire, una forza ed un coraggio unici, l’intraprendenza di chi sa andare avanti senza badare alle apparenze.
Certa gente è simpatica, triste, allegra e sa far emozionare come pochi, rendendo la vita degli altri ricca di attimi meravigliosi.
Certa gente non pensa di far parte di "certa gente" ed è questo che, di fatto, li rende incantevoli.
Certa gente sa di buono, nell’odore, nei modi, nei pensieri.
Certa gente val la pena di seguirla mutamente, perchè tanto si sa, che così facendo, ci si arricchirà comunque un pochino di più.
Certa gente ti lascia il desiderio di vederla, sentirla, toccarla anche quando non c’è rendendo un piccolo vuoto un vuoto incolmabile…
Certa gente dovrebbe sapere queste e tante altre cose, soprattutto in momenti come questi.

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Pronti? Via all’Arena dei Fumettisti!

25 Novembre 2008 Nessun commento

Pronti a partecipare anche voi?? Sìiii!

Visitate subito, ora, il sito della comunicazione "pane e salame" di CDCM Pro.

GU!, la comunicazione in jeans si veste di nuovo d’Arena e accende le luci su un nuovo incontro di grande interesse, che attende i vostri commenti per condividere con lo staff di CDCM Pro la scelta dei nuovi Fumettisti che entreranno a far parte dei collaboratori.

Questo nuovo stile che CDCM Pro ha sposato, ispirandosi alla Wikinomics, si è rivelato di grande successo per ampliare la visione di una giovane azienda nel "giudicare", ed offrire l’opportunità agli utenti di sentirsi partecipi di scelte tipicamente aziendali.

Non perdetevi, dunque, le opere di questi giovani talenti che, coraggiosamente, hanno deciso di "mettersi in discussione" accettando, quale possibile elemento determinante, la partecipazione di un pubblico che può o meno essere interessato personalmente ai soggetti e si esprime contaminato, esclusivamente, dal proprio gusto personale.

L’ARENA DEI FOTOGRAFI

clicca qui!

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Ari ari ari oh

29 Ottobre 2008 Nessun commento

e alloraaaa???

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GU! accorrete numerosi…

6 Ottobre 2008 2 commenti
Non perdetevi il secondo appuntamento con GU! La comunicazione in jeans, un podcast di CDCM Pro, dove si parla in termini semplici e divertenti di tecnologia, web 2.0 e marketing.

Una tecnoscettica un po’ ostica ed un gentile angioletto comunicatore sono i due personaggi che, settimanalmente (o giù di lì), presenteranno questa nuova trasmissione dai contenuti tematici ma arricchiti da musica e rubriche.

Cri e Lele, nel desiderio di mettere in condivisione le loro conoscenze acquisite per dovere e per passione, cercheranno di far capire cosa sono le nuove tecnologie ed i mezzi di comunicazione. Potrete comprendere l’utilità di questi strumenti, il ritorno che potrà dare e come potranno essere sfruttati per promuovere la propria azienda o semplicemente la propria immagine in rete.

Cliccate sul link

 

potrete leggere il contenuto del podcast già sul blog;
potrete ascoltare la puntata, direttamente in streaming, grazie al lettore;
potrete scaricare la puntata dal pulsante download e salvare il file mp3, per riascoltarlo tutte le volte che vorrete;
potrete sottoscrivere un abbonamento RSS…

In questa puntata si parlerà di

“podcast”

Accorrete numerosi, leggete, ascoltate, scaricate e… interagite con mail o registrazioni che vorreste sentire nell’editing della puntata!  

A presto. Cri

Vogliamo continuare a far finta di niente?

26 Settembre 2008 Nessun commento
Fra i tanti feed a cui ormai sono abbonata, per piacere e per lavoro, leggo questo blog da tempo e, immediatamente, mi sono tornate alla mente le parole di un amico, che mi scrisse qualche tempo fa, in riferimento ad una mia osservazione circa il basso livello di scolarizzazione a cui stiamo arrivando (che, ovviamente, intendevo nel contesto sociale più ampio e, naturalmente, pubblico). Parole che, in sostanza, non concordavano con le mie…
Nel leggere questo testo, che vado a pastare interamente così come arrivato a Max Carraro che, a sua volta, ha inserito all’interno della sua informazione ho avuto una percezione di contemporaneità e di sconforto.
La scuola italiana, l’11 febbraio 1950.

"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.

Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. le scuole del suo partito, di quel partito.
Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato.
E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle scuole private.

Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico."
(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III° Congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, Roma, 11 febbraio 1950).

Non è un periodo di pessimismo, anzi, personalmente sento tanti stimoli dare ventate di gioia e di vita al mio quotidiano ma… ignorare quello che ci circonda ha un senso?

L’informazione mediata

18 Settembre 2008 Nessun commento

Panico e terrore, malcontento diffuso in attesa della lieta novella.

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Meschinità umana: fino a cosa siamo capaci di arrivare?

15 Settembre 2008 1 commento

Cari amici di Tiscali, torno dopo tantissimi mesi per riutilizzare questa piattaforma per sottoporre alla vostra attenzione qualcosa che mi ha colpita, seppure non personalmente, a livello umano.

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Quando un figlio perde l’amore

25 Marzo 2008 5 commenti
“ciao, sono mamma, volevo avvisarti che non andiamo più su in montagna… tutto bene?”
“no, non molto…”
“che c’è? È successo qualcosa? Ti ho disturbato? Stavi dormendo?”
“Eh, ecco, sì, stavo dormendo… allora non andiamo su? Ok, ma come mai?”
“… mi ha chiamato il nonno, neve… 5 cm di neve… vabbè dai, ti chiamo dopo…”
“ok…”

“ciao, sono mamma…”
silenzio
“tutto bene?”
lacrime e disperazione…
“no, non va bene… sono disperato…”

i suoi singhiozzi e la sua disperazione sono stati una stilettata per il mio cuore…

“ma che è successo???”
silenzio
“la marty?…”
ummm capisco…


Purtroppo per lui sapevo che sarebbe successo.
Stavo solo aspettando il giorno ma è stato inaspettato sentire la sua disperazione.

Ho sempre considerato giusto mantenere le debite distanze dal rapporto di coppia di mio figlio. Inutile fare ingerenze o dare opinioni. Solo se richiesto, facevo da cuscinetto e per l’una e per l’altro…

Lei a me piace.
È una ragazza coraggiosa, brava, buona, solare e molto determinata. Ha una bella testolina. È giovane, ovviamente, e come tale ha il diritto di avere ancora il suo carattere da sistemare e temprare. Ma, si capisce lontano un miglio che ha delle grosse potenzialità. Umanamente, comunque, è una ragazza ineccepibile e, francamente, più di una volta le ho detto che sarei stata felice di avere una figlia con le sue caratteristiche.

Dopo tre anni quello che siamo riuscite a costruire è un buon rapporto.
Ragionevole, visto che si trattava della ragazza/fidanzata di mio figlio con la quale non potevo intraprender un percorso differente.
I primi anni ho cercato di assecondare le rabbie ed i capricci di mio figlio verso quella giovane ragazza (una ragazzina allora, considerato che si tolgono cinque anni e per lei, mio figlio, era il primo vero ragazzo importante… che ironia, la sua speranza di trovare in lui atteggiamenti da “romanzo rosa” secondo me si sono smorzate via, via nel tempo, lasciando decadere tutti i suoi sogni), successivamente non ho potuto fare a meno di notare la cattiva impostazione che lo stesso aveva dato al loro rapporto.
Due pesi e due misure.
Mi è sempre apparso come un rapporto sbilanciato dove c’è una persona che da tanto, anzi tutto, e l’altra persona che prende.
Una persona che adora e l’altra che svilisce…

Ho memoria di un rapporto simile che poi ha avuto una tragica evoluzione: il mio matrimonio.
Un rapporto con una persona che sembrava incapace d’amare, di dimostrarlo con i fatti, con i gesti e, soprattutto, che non ha avuto mai stima e fiducia in me.
Un rapporto sbilanciato e costruito su necessità.

Opportunamente mio figlio si era adagiato su questo rapporto con la sua ragazza, fatto di sicurezza, di certezza, che la stessa gli aveva offerto su un piatto d’argento: un rapporto ricambiato, spesso e volentieri, da frasi poco carine, da atteggiamenti strafottenti e spocchiosi che solo se sei accecata dall’amore riesci a non vedere e sopportare.
Solo se sei talmente presa da quel tipo di rapporto, chiuso come un vicolo cieco, riesci a non considerare ed a tollerare.

Poi un giorno la vita ha una svolta.
Chi, fino a quel momento, ha dato tanto, si è prosciugata, ha accettato per buona ogni cosa (erigendo su un piedistallo la persona che ne ha beneficiato) e mettendosi sempre in secondo piano o in discussione, improvvisamente si rende conto che c’è tutto un mondo intorno, un mondo capace d’amare e di accettare le persone per quello che sono.
Così si entra in crisi.
Le domande fioccano e incombono pesantissime.
Non ci si da pace.

Improvvisamente si ha modo di confrontarsi con mondi nuovi, con realtà differenti: tutto quello che, fino a quel momento, si era ritenuto giusto e sopportabile, diviene ingiusto ed inammissibile.
Si prova ancora.
Si riprova.
Si porta pazienza.
Si parla, si mette all’erta l’altra persona che, nel frattempo, ha cominciato a dare segni di consapevolezza e sta cercando di recuperare correndo ai ripari ma… ormai il danno è fatto. Anni di lacrime tristi e silenziose vengono fuori come la foce di un fiume sbocca nel mare e si vanificano disperdosi senza possibilità alcuna di recupero.
In alcune situazioni, almeno, non v’è più possibilità.
A volte basta un po’ di tempo, di considerazioni.

Ma occorre essere delle persone forti, da ambedue le parti, soprattutto dei sentimenti e, si spera, non siano passate troppe amarezze e cattiverie durante il “primo rapporto”.
E nel frattempo?

Si soffre.

Maledettamente.
Soffre soprattutto chi ha dovuto decidere di chiudere un rapporto che ormai si trascinava da tempo senza speranze.
Soffre, incredibilmente, anche chi per lungo tempo, ha approfittato, maltrattato e ignorato sistematicamente l’altra persona dando per scontato che tanto non sarebbe mai finita.
Ed improvvisamente è finita.
Improvvisamente ci si sente soli, senza più riferimenti e, anche quello che appariva banale, sciocco e poco affidabile, diviene importante e fondamentale… ma soprattutto diviene ciò che è stato e che, si sa, non potrà più essere.

Io ti capisco, figlio mio.
So che quello che provi è un grande dolore ma affrontarlo in questo modo non è corretto.
Auspicare di togliersi la vita è drammatico e non porta a niente di buono, anche la sola minaccia è meschina ed è un peso enorme da far vivere a quella persona che per anni ti ha amato così tanto da rendersi dimentica di sé stessa.
Pensare che non ci sia altro è ipocrita, visto che fino a ieri c’era solo altro.
Rinunciare al lavoro è stupido, vista la nostra realtà, visto il mondo che ci circonda.

Come ti dissi qualche giorno fa, bisogna imparare a saper apprezzare le cose belle che si hanno nella vita.
Occorre apprendere da chi, inesorabilmente, ne sa più di te con umiltà e pazienza, tralasciando il veleno e rendendosi conto che il cammino che abbiamo intrapreso è un buon cammino che ci ha portato ad essere delle buone persone.

Non vuoi che ti chiamo, e quando lo faccio, consapevole del tuo fastidio, mi tratti come se fossi il muro del pianto: lacrime e dolore senza parole. Per poi. girarti ed andare via, chiedendomi di non preoccuparmi per te.

Lanci appelli disperati a quella povera ragazza che non ha nemmeno modo di capacitarsi del suo dolore e di prendere atto che il suo grande amore, in fondo, era solo un ragazzo che l’ha sottovalutata e svilita, più di quanto fosse necessario in un rapporto di coppia.

Che comunque non si fa, in un vero rapporto d’amore.

Io ti ho teso la mia mano.
Ed è ancora tesa…
Ti ho offerto le mie spalle.
Che sono sempre pronte ad accoglierti…
Ti voglio stare vicino e correrò, come ieri sera, ogni volta che avrò timori nei tuoi confronti.

Fatti forte, figlio mio, e forse con questa storia, e con l’epilogo della stessa, potrai imparare davvero ad amare e rispettare la prossima donna che vorrà donarti il suo amore… magari per tutta la vita.

L’uomo per natura è animalesco…

6 Febbraio 2008 7 commenti

Con queste parole mi sono confrontata nella pausa pranzo con alcuni colleghi con i quali mi cibo quotidianamente. Più che un confronto, è stato un vero e proprio contraddittorio che è stato suggellato da una sola voce femminile: la mia.

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Non c’è più tempo

4 Febbraio 2008 1 commento

 

Le speranze che coltivavamo ogni giorno appaiono lise come un vecchio maglione dal quale facciamo fatica a staccarci.

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